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Displasia dell'anca, dal greco dys (anormale) e plassein
(formale), è un'anomalia dello sviluppo dell'articolazione coxo-femorale del
cane, patologia multifattoriale oltre che condizionata da fattori genetici, la
testa ed il collo del femore con l’acetabolo risultano, singolarmente o nel
complesso, più o meno deformati. Definita patologia rara nel 1930, oggi affligge
la maggio parte delle razze canine.
Il periodo critico nello sviluppo dell'articolazione coxo-femorale del cane è
dalla nascita sino ai 2 mesi d'età; il tessuto osseo non si è ancora
completamente formato a partire dal midollo cartilagineo, muscoli e nervi non
sono ancora completamente sviluppati ed i tessuti molli dell'anca, ancora
plastici, possono essere oltremodo sollecitati. Ne deriva un'instabilità
articolare con perdita della congruità fra acetabolo e testa del femore,
sublussazione della testa del femore, erosione della cartilagine articolare,
ispessimento della sinoviale, comparsa di formazione esofitiche, rimodellamento
osseo ed artrosi nelle fasi più avanzate della displasia dell'anca.
La perdita di coesione della cartilagine con la superficie articolare può
avvenire già dai 60 giorni d'età; la lassità articolare conduce ad una
dislocazione cranio-dorsale della testa femorale con un conseguente maggior
carico sulla porzione mediale della testa e sul margine cranio- mediale
dell'acetabolo. Questa pressione anormale, in un cucciolo di 1-2 mesi e già
pesante, determina un ritardo nello sviluppo normale dell'acetabolo, con
arrotondamento dei margini. Le superfici articolari vanno incontro a sclerosi
nel tentativo di stabilizzare l'anca; si verificano inoltre un ispessimento del
collo del femore con formazione di osteocondrofiti e di cisti ossee subcondrali.
L'insorgenza e la manifestazione della patologia è estremamente soggettiva. Di
frequente si osserva riluttanza del soggetto al movimento a causa della dolenzia
dell'anca. La corsa assume la classica andatura da lepre, con ridotta escursione
articolare, difficoltà del soggetto a cambiare posizione a terra, a rialzarsi,
ed accusa dolore alla manipolazione articolare coxo-femorale. Alcuni soggetti
possono manifestare variazioni inaspettate del carattere, da cani equilibrati,
socievoli ed inclini al gioco in soggetti aggressivi e mordaci.
Una leggera zoppia può degenerare in modo tale da impedire al soggetto la
posizione quadrupedale. Con l'avanzare dell'età aumentano le manifestazioni dei
segni clinici. La maggior parte dei cani portatori di displasia, dopo aver
portato a termine la prima fase di sviluppo anomalo dell'anca, cammina e corre
senza difficoltà e senza evidenti segni di dolore fino agli 11-15 mesi d'età,
periodo durante il quale il dolore appare unicamente dopo intensa attività e si
rendono palesi le alterazioni dell'andatura.
Nei cani adulti il dolore è associato a fenomeni artrosici; si nota tendenza a
stare seduto, masse muscolari atrofiche, rigidità nell'andatura, accorciamento
del passo, segni che da intermittenti divengono costanti dopo 3-4 anni.
Gli accertamenti radiografici attualmente rappresentano l'uico metodica
diagnostica universalmente accettata per la displasia dell'anca. Le
modificazioni radiologiche variano da una sublussazione della testa del femore
fino a gravi artropatie degenerative con evidenti alterazioni della
conformazione della testa del femore e dell'acetabolo.
Non esiste terapia medica o chirurgica che ristabilisca appieno la normale
funzionalità di un'anca displasica. Esistono una serie di misure da adottare in
grado di alleviare il dolore nei cani affetti da displasia dell'anca, i quali
possono così condurre una vita abbastanza normale; evitare il soggiorno in
ambienti freddi o umidi, osservare periodi adeguati di riposo alternati ad
attività giornaliera controllata, controllo del peso corporeo, uso di
farmaci antidolorifici ed atti a ridurre l'infiammazione associata all'artrite
degenerativa.
Le procedure chirurgiche capaci di migliorare la qualità della vita dei
pazienti; tripla osteotomia pelvica, osteotomia di testa e collo del femore,
miectomia del muscolo pettineo, osteotomia intertrocanterica, sostituzione
completa dell'anca, restituiscono risultati che variano in rapporto all'attività
del soggetto ed allo stadio dell'artrosi secondaria che si sviluppa nel tempo.
Altri trattamenti prevedono la limitazione dell'apporto energico e di calcio
nella dieta per garantire uno sviluppo più lento dello scheletro che proceda di
pari passo con lo sviluppo muscolare.
E' oltremodo importante sottolineare la base genetica della displasia dell'anca
per consentire la riproduzione a quei soggetti che ne sono esenti.
CODIFICA DELLA DISPLASIA DELL'ANCA
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Tabella di conversione dei sistemi di valutazione
della displasia |
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Sistema Anglosassone |
Sistema F.C.I |
| ECCELLENTE |
A |
| BUONO |
| DISCRETO |
B |
| SUFFICIENTE |
C |
| DISPLASIA LIEVE |
D |
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DISPLASIA MODERATA |
E |
| DISPLASIA GRAVE |
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